Strega 2016, Albinati domina con 143 voti

Uno Strega quasi senza gara, con un vincitore in volata che stacca il secondo classificato di 51 punti. La settantesima edizione del premio più amato e contestato d'Italia se l'è aggiudicata il romanzo sterminato di Edoardo Albinati. La scuola cattolica (Rizzoli) stravince con 143 voti.

 

 

Il memoir di Albinati, 1300 pagine che girano intorno al delitto del Circeo, ma parlano di tutto, di borghesia, mascolinità, identità sessuale, è piaciuto talmente tanto da convincere quasi un terzo dei 460 giurati. 

E per La scuola cattolica c'è anche la prospettiva di arrivare al cinema. "Ma finché non vedo asciugarsi la firma del contratto non dico nulla. Io comunque non darò nessun consiglio a chi lo farà, ne collaborerò alla sceneggiatura ma andrò alla prima", ha detto Albinati commentando a caldo la vittoria con i giornalisti. "Se fossi giovane, il premio mi avrebbe cambiato la vita ma ora vengono ricompensate le persone che volevano da me qualcosa di più. Per loro è una soddisfazione. Ho scritto questo libro per i lettori che vogliono leggere di più, sapere di più, non solo storie ma pensare alla loro vita attraverso i personaggi", ha aggiunto.

Secondo classificato Eraldo Affinati, L'uomo del futuro, Mondadori, con 92 voti. Terzo Vittorio Sermonti (Se avessero, Garzanti), 89 voti. Quarto Il cinghiale che uccise Liberty Valance di Giordano Meacci (minimum fax, 46 punti) e quinta La femmina nuda di Elena Stancanelli (25 voti) con la storia intensa di un'ossessione amorosa che presto vedremo sul grande schermo.

 

 

Per conoscere meglio il libro scelto e premiato...

 

"La scuola cattolica" è un romanzo fagocitante, bulimico, che cerca, impossibilmente, di fare i conti una volta per tutte con gli atti e le ideologie di quella generazione diventata adulta negli anni settanta tra crisi dei valori borghesi ed esplosione della violenza non solo politica; è un romanzo dell’io, metà Bildungsroman con tutte le scene classiche del genere (conflitto con i genitori, scoperta del sesso, amore per i mentori, amicizie e tradimenti, confusioni ideali, nostalgia e sollievo per la possibilità di lasciarsi quel tempo alle spalle) e metà memoir scritto a mo’ di diario, con appunti che ripercorrono l’aneddotica di una giovinezza esemplare anche per il solo fatto di essere lontana.

 

Descrizione. 

Roma, anni Settanta: un quartiere residenziale, una scuola privata. Sembra che  nulla di significativo possa accadere, eppure, per ragioni misteriose, in poco tempo quel rifugio di persone rispettabili viene attraversato da una ventata di follia senza precedenti; appena lasciato il liceo, alcuni ex alunni si scoprono autori di uno dei più clamorosi crimini dell'epoca, il Delitto del Circeo. Edoardo Albinati era un loro compagno di scuola e per quarant'anni ha custodito i segreti di quella "mala educacion". Ora li racconta guardandoli come si guarda in fondo a un pozzo dove oscilla, misteriosa e deforme, la propria immagine. Da questo spunto prende vita un romanzo, che sbalordisce per 

l'ampiezza dei temi e la varietà di avventure grandi o minuscole: dalle canzoncine goliardiche ai pensieri più vertiginosi, dalla ricostruzione puntuale di pezzi della storia e della società italiana, alle confessioni che ognuno di noi potrebbe fare qualora gli si chiedesse: "Cosa desideravi davvero, quando eri ragazzo?". Adolescenza, sesso, religione e violenza; il denaro, l'amicizia, la vendetta; professori mitici, preti, teppisti, piccoli geni e psicopatici, fanciulle enigmatiche e terroristi. Mescolando personaggi veri con figure romanzesche, Albinati costruisce una narrazione che ha il coraggio di affrontare a viso aperto i grandi quesiti della vita e del tempo, e di mostrare il rovescio delle cose. 

 

"Nascere maschi è una malattia incurabile"

 

Esistono episodi capaci di forgiare l’immagine di una generazione attraverso una potenza simbolica disarmante in termini di capacità di sintesi storica. Il delitto del Circeo è uno tra questi, poiché ha rappresentato la personificazione degli squilibri della gioventù romana di metà anni Settanta. La Roma piccolo-borghese di quegli anni fu infatti un humus in grado di produrre malavitosi, assassini e terroristi di ogni colore, a dispetto dell’apparente facciata rassicurante e perbenista dei quartieri in cui tali terribili circostanze si manifestarono in tutta la loro inattesa violenza. 
La scuola cattolica è un’indagine sulla psiche di una generazione, un testo privo di intenti auto-assolutori, eppure in grado di fornire al lettore un’immagine nitida delle ipocrisie contro cui quella gioventù dovette lottare. Un conformismo piccolo-borghese che inevitabilmente quei giovani finirono per assimilare, in bilico tra un’obsoleta educazione religiosa e la liberazione dei costumi, una contraddizione capace di generare mostruosità. 

 

Un imponente lavoro che premia l’ambizione e il coraggio di Albinati, senza ombra di dubbio autore di un libro epocale, del quale sicuramente il pubblico e la comunità editoriale italiana parleranno a lungo.




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