La nostra storia

Fondata nel lontano 1940 la Libreria Motta è stata sin da allora punto di riferimento per migliaia di studenti del paesino etneo di Belpasso. La sede storica, sita in via Roma al n.120, si presentava come un vero e proprio bazar del paese dove ogni cliente poteva esser soddisfatto qualunque cosa cercasse (merceria, giocattoli, vestiti, oltre ai libri scolastici). Ristrutturata del tutto nel 2001 prese forma l'attuale Libreria, concentrando l'attenzione sui libri scolastici e non.

Tra il 1996/97 fu inaugurato il punto vendita di via Leonardo Sciascia n.14. Supporto della sede principale, è il punto di riferimento delle scuole secondarie di secondo grado del paese e non solo!

Adesso, al traguardo del nostro 75° anno di attività, contando ben 4 generazioni di librai che si sono susseguite, La Libreria Motta da il suo benvenuto al nuovo portale www.libreriamotta.it. Adesso tramite il nostro e-commerce sarà possibile prenotare, acquistare e ricevere i libri di Vostro interesse comodamente seduti da casa propria.

Per saperne di più consultate la nostra sezione dei servizi.

Certi di proporre uno strumento agile dove il lettore, lo studente e più in generale la clientela tutta potranno trovare un valido aiuto per quanto riguarda il mondo della cultura e dell’editoria in genere.

Reca grande soddisfazione veder passare tra le proprie mura dei timidissimi bambini all'alba della loro carriera scolastica e seguirli sino al loro diploma o laurea. Ancora più piacere lo si ha quando, anni dopo, gli stessi bambini ritornano in veste di genitori col loro seguito e sentirgli dire "sai, anche la nonna mi comprava i libri in questa libreria".

 

 SCRIVONO DI NOI….

 

“Il primo approdo sicuro, dopo la lunga estate di sabbia e mare, era per molti bambini, me compreso, la libreria Motta. In un calendario scandito dai nove mesi della scuola e dai tre estivi, settembre significava l’inizio di un nuovo giro di ruota, e conseguentemente la fila interminabile per ordinare i libri per il nuovo anno scolastico.

All’epoca la libreria Motta non era una libreria. Era ciò che Giovanni Motta senior, nonno dell’attuale Giovanni Motta, aveva pazientemente allestito: un bazar. Il bazar Motta era veramente un bazar. Non si chiamava più così da tempo, ma non era per nulla cambiato, fino al momento in cui è diventato l’attuale libreria. Perdendo e guadagnando nello stesso tempo. L’arco che oggi collega l’atrio con i libri in vendita al bancone della cassa, era una porta inaccessibile, che lasciava intuire i recessi di un misterioso e popolato retrobottega.

Nell’unico ambiente aperto al pubblico si fronteggiavano due pesanti banconi di legno con il piano in vetro, adibiti a vetrina. Entrambi i banconi, più un terzo che faceva da quinta, in fondo, avevano alle spalle alte scaffalature scure, per lo più occupate da stoffe, pur in un assortimento di altri articoli appartenenti all’intero campo delle categorie merceologiche esistenti in natura. Incontrastata regina del bazar era la signora Marchese, moglie del Giovanni Motta fondatore. Sempre più curva sotto il peso degli anni, vestita di nero, i capelli grigi raccolti in un tuppo eterno, conosceva ogni angolo del negozio e dell’animo dell’acquirente, peggio per lui se la richiesta non era sufficientemente chiara o decisa.

Con rapida ed efficiente alacrità, turbata solo dai furtarelli che bande organizzate di ragazzini in marcia verso la scuola o di ritorno, mettevano in pratica rischiando sgridate severissime (per quanto mi riguarda un uniposca arancione che avrei risarcito anni dopo a modo mio) riforniva i clienti di bottoni, cerniere, penne, soda caustica, calze, abiti, pennarelli, nastri, gomitoli, stringhe, cartoncino e qualsiasi altro articolo previsto dalla licenza di un bazar. Ovvero ogni oggetto. Poteva non essere disponibile al momento in negozio, sarebbe arrivato.

A settembre, invece, e per i mesi successivi, le pezze di stoffa lasciavano il posto alle pile di libri di testo, di quaderni, di diari. Nella libreria Motta si ripeteva la stessa magia autunnale dei boschi. Esattamente come i funghi, infatti, libri e affini, spuntavano nella frescura delle prime luci dell’alba dall’automobile di Pippo Motta, gestore e proprietario tra un Giovanni e l’altro, pazientemente parcheggiata davanti ai distributori catanesi sin dalle prime ore della notte. Le leggende metropolitane sulle attese notturne, giocate tutte sull’anticipare il diretto concorrente e accedere per primi alla distribuzione, non si contano, ma dicono di freddo e di termos di caffè. E di bastoni con i nodi, a quanto pare.

Al pomeriggio o di sera, in compagnia di mio padre, ricordo ripiani traboccanti di antologie spesse e profumatissime, di dizionari di lettere astruse. E poi il libro di storia in cui trovare le risposte alle tante domande poste dal libro di storia dell’anno precedente, le foderine al petrolio per salvaguardare l’ordine e l’estetica, la distrazione della scelta cruciale del diario giusto.

E file interminabili che avanzavano lentamente tra buoni, rimborsi, cedolini, liste da spuntare, “deve arrivare, ripassi domani, arrivederci”.

Un’oliatissima macchina da guerra, gestita con piglio militare (nessuno avrebbe potuto immaginare allora che, ancora troppo basso per emergere da dietro il bancone, c’era già il piccolo soldato Giovanni Motta al lavoro) che in poche settimane riforniva la metà e forse più della popolazione studentesca belpassese costringendo i pochi furfanti alla bugia in classe: “Prof il libro non è arrivato”. E se solo il professore avesse chiesto il nome della libreria ritardataria, sarebbero stati schiaffoni o pessime figure.

Ritengo che i Motta, al netto delle componenti affettive, non abbiano nostalgia per quegli anni. La fatica di chi stava in fila durava anche un’ora, quella di ammansire la fila ogni giorno per mesi, durava e basta. La scolastica, così si chiama questa particolarissima stagione per una libreria, oggi si affronta con strumenti diversi. Le liste dei libri da acquistare sono disponibili già alla fine dell’anno scolastico, esistono le prenotazioni, ci si organizza per tempo con rappresentanti e distributori. La fatica resta, ma è meglio ammortizzata.

Come allora però sono mesi assai particolari, in cui centinaia, migliaia, di libri impilati modificano l’assetto di un negozio e i sonni di chi quel negozio lo gestisce. Con la speranza, inconfessata, che possano quei libri tener svegli quanti più clienti.

Il bazar Motta col tempo è diventato altro (...)".

 

Un grazie sincero a Giuseppe.




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